Chiesa dell'ex Convento

Categoria Chiese e cappelle

A circa cinquanta metri di distanza dalla chiesa parrocchiale di S. Andrea Apostolo su Via Roma, si affaccia e si eleva la chiesa succursale della Comunità Parrocchiale nota volgarmente come chiesa del Convento.

 

La denominazione storica originaria, però, è stata: Chiesa di Santa Maria della Grazia. Anche questa ricorda interessanti vicende storiche legate alla vita comunitaria parrocchiale andranese.

Un malconcio affresco, sepolto e riscoperto nel 1875 nella muraglia destra dell'edificio, un'epigrafe riportata sulla parete posteriore dell'altare maggiore '*' e una incisione su pietra, tardivamente collocata alla base dell'altare stesso, giustificano la supposizione che "la Grazia", a cui il titolo faceva riferimento, si identificava con l'evento di salvezza, sperimentato dalla comunità nell'invasione musulmana sul territorio salentino del 1480.

Il feudatario Giovanni Antonio Saraceno della Torrella dopo le imprese gloriosamente compiute in Italia e in Francia combattendo in difesa della società cristiana sotto il governo di Alfonso d'Aragona, figlio del Re Ferdinando di Napoli, alla fine venne ucciso dai Turchi nell'assedio di Otranto. Per interessamento e volere dell'augusta consorte, con la quale era vissuto molto affettuosamente, qui è stato sepolto. Anno del Signore 1489".

Nell'affresco domina l'immagine della Madonna col Bambino che impugna tre dardi nella destra e il libro del Vangelo nella sinistra e sovrasta la Cattedrale otrantina, davanti al cui portale giace l'eroe andranese, abbattuto a morte dai feroci invasori.

Un'altra iscrizione segnala il costruttore e l'anno di edificazione dell'edificio sacro: Nicola Prino di Tutino - anno 1561. Questa originaria chiesetta di culto prevalentemente sepolcrale pervenne in uso ai Padri Predicatori dell'ordine domenicano che dal 1600 al 1800 animarono la vita spirituale e sociale della comunità parrocchiale andranese, mentre, in concomitanza, lentamente si evidenziava qualche lieve incremento demografico.

Accanto a questa i Religiosi sistemarono il loro Conventino che ordinariamente non accoglieva più di due frati sacerdoti e tre laici conversi. La chiesetta dedicata a santa Maria della Grazia fu radicalmente ristrutturata per adeguarla alle esigenze del culto pubblico e cambiò titolo, divenendo Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Come risulta da numerose relazioni compilate in occasione delle visite pastorali, i Vescovi di Castro abitualmente preferivano incontrare la comunità parrocchiale nella Chiesa del Convento, risultando troppo angusta quella posseduta dalla comunità, prima del 1741. Anche il sottosuolo di questa chiesa fu utilizzato come luogo di sepoltura. Ai Padri Domenicani si deve la ben conservata struttura architettonica.

Ma l'attuale decorazione pittorica interna, operata in tempi recenti e altre manipolazioni insane e di cattivo gusto ne hanno alterato notevolmente l'originaria elegante fisionomia. Di notevole interesse artistico sono le due antiche tele raffiguranti S. Domenico e la Madonna del Rosario e un grande Crocifisso scolpito in legno. Fanno, inoltre, parte dell'arredamento un antico quadro di S. Agata, uno moderno di S. Lucia e una statua dell'Addolorata costituita da telaio in legno rivestito, una statua dell'Immacolata in legno e una di S. Domenico rimodellata in carta pesta. Attualmente è officiata a cura della locale Confraternita dell'Immacolata.

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